SOTTO LA FORESTA AMAZZONICA RIEMERGE LA CIVILTÀ AQUIRY, UNA SOCIETÀ DI MILIONI DI PERSONE
Le scansioni LiDAR hanno rivelato la reale estensione della civiltà Aquiry: migliaia di geoglifi nascosti sotto l’Amazzonia e una popolazione stimata fino a 3 milioni di persone.
CURIOSITÀ
Per secoli, la fitta vegetazione dell’Amazzonia sud-occidentale ha nascosto fossati, terrapieni, strade e gigantesche figure geometriche realizzate da una popolazione precolombiana. Quello che appariva come un territorio occupato soltanto da piccoli gruppi isolati potrebbe avere ospitato una rete molto più vasta: la civiltà Aquiry, formata da numerose comunità collegate da tradizioni, attività produttive e luoghi cerimoniali comuni.
La sua estensione è stata ricostruita da un gruppo internazionale di ricercatori attraverso rilievi aerei capaci di osservare il terreno sotto la copertura degli alberi. Lo studio, pubblicato su Nature il 29 luglio 2026, non descrive una singola città perduta, ma un’intera società distribuita su una regione immensa e potenzialmente abitata, nel periodo di massima espansione, da milioni di persone. Per arrivare a questa conclusione, tuttavia, gli archeologi sono partiti da indizi conosciuti da diversi decenni.




DAI PRIMI GEOG LIFI DELL’ACRE ALLA DOMANDA SULLA LORO ESTENSIONE
I geoglifi amazzonici sono grandi opere scavate nel terreno e delimitate da fossati e bassi terrapieni. Possono assumere forme circolari, quadrate, rettangolari o più complesse e spesso si trovano su alture comprese tra corsi d’acqua, sorgenti e zone umide. Alcune strutture sono inoltre collegate da strade sorprendentemente dritte, segno di una pianificazione che richiedeva organizzazione e lavoro collettivo.
Le prime opere di questo tipo vennero individuate nello Stato brasiliano dell’Acre nel 1977. Molte diventarono visibili soltanto quando la deforestazione eliminò parte della vegetazione che le ricopriva. Fotografie aeree e immagini satellitari permisero successivamente di catalogare un numero crescente di siti, tanto che nel 2015 i Geoglifi dell’Acre furono inseriti nella lista indicativa brasiliana per il patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Rimaneva però un problema fondamentale: le immagini satellitari mostravano soprattutto le aree già aperte, mentre gran parte delle strutture poteva trovarsi sotto la foresta intatta. Gli archeologi conoscevano quindi soltanto una porzione del paesaggio modificato dalle antiche popolazioni. Per comprendere le sue reali dimensioni serviva uno strumento capace di separare virtualmente il terreno dalla vegetazione.


I VOLI LIDAR CHE HANNO ATTRAVERSATO LA FORESTA
Nel 2024 i ricercatori organizzarono una vasta campagna di rilevamento aereo negli Stati brasiliani dell’Acre e di Amazonas. Un sensore LiDAR installato su un aereo inviava impulsi laser verso il suolo e misurava il tempo necessario al loro ritorno. Una parte di questi impulsi riusciva a passare tra foglie e rami, consentendo di creare modelli digitali del terreno sottostante.
I voli seguirono dieci lunghe fasce di rilevamento, percorrendo complessivamente 4.430 chilometri e coprendo circa 4.497 chilometri quadrati. Le scansioni documentarono 432 opere di terra, delle quali soltanto 36 erano già conosciute. Il LiDAR rivelò quindi 396 strutture che le precedenti osservazioni non avevano identificato.
Il risultato mostrò anche i limiti delle ricerche tradizionali. Nelle medesime zone, le scansioni laser individuarono circa cinque volte più strutture di quelle riconosciute attraverso le immagini satellitari. In alcuni punti, tuttavia, la vegetazione era talmente densa da ostacolare persino il LiDAR. Questo significa che il nuovo inventario, pur molto più completo, non rappresenta necessariamente tutto ciò che rimane nascosto.


LA STIMA DI OLTRE 20.000 STRUTTURE E FINO A 3 MILIONI DI ABITANTI
Combinando le scansioni del 2024 con fotografie aeree, immagini satellitari, siti già catalogati e datazioni archeologiche, il gruppo ha delimitato un’area culturale di circa 183.000 chilometri quadrati. Il territorio associato agli Aquiry attraversava parti dell’attuale Brasile e raggiungeva zone vicine della Bolivia e del Perù.
Le diverse proiezioni presentate nello studio indicano che l’intera regione potrebbe contenere tra circa 24.000 e 30.000 opere di terra precolombiane. Non tutte, però, appartengono necessariamente alla civiltà Aquiry: alcune strutture circolari e alcuni villaggi sopraelevati risalgono a periodi successivi. La stima più prudente attribuisce agli Aquiry circa 16.660 geoglifi e recinti quadrangolari o multilaterali.
Anche il numero degli abitanti non deriva da un censimento, ma da un modello. Gli studiosi hanno valutato quante strutture potessero essere utilizzate contemporaneamente tra il 100 e il 300 d.C., periodo della massima espansione, e quante persone fossero necessarie per costruire e mantenere un centro medio. Il risultato indica una popolazione compresa tra 1,25 e 3 milioni di persone. È una stima soggetta a revisioni, ma sufficiente a mostrare che la regione era molto più popolata e organizzata di quanto si pensasse.
UNA RETE DI COMUNITÀ, NON UN IMPERO NASCOSTO
Gli Aquiry non formavano probabilmente un unico regno con una capitale centrale. Il nome stesso è una denominazione scientifica moderna, introdotta prendendo come riferimento l’antico nome indigeno del fiume Acre. I ricercatori descrivono una rete multiculturale di comunità che condividevano una visione del mondo riconoscibile nella costruzione di centri pubblici, politici e cerimoniali.
Questi luoghi non sembrano essere stati fortezze o città abitate permanentemente. Le persone vivevano probabilmente in insediamenti vicini, all’interno di grandi abitazioni condivise da più famiglie, e raggiungevano i centri monumentali per riunioni, decisioni politiche, feste, danze, musica, competizioni e rituali. Alcuni geoglifi avevano fossati larghi fino a 13 metri e profondi 5, mentre il più grande conosciuto occupava quasi 50 ettari.
Le comunità coltivavano mais, zucca e manioca, ma gestivano anche alberi utili come il noce del Brasile e la palma da pesca. Il loro intervento modificò la distribuzione di determinate specie vegetali senza trasformare l’intera regione in un territorio privo di foresta. La civiltà Aquiry lasciò quindi un’impronta non soltanto archeologica: parte della vegetazione amazzonica attuale potrebbe riflettere scelte compiute dagli esseri umani molti secoli fa.
IL DECLINO ANCORA SENZA SPIEGAZIONE E L’EREDITÀ NELLA FORESTA
Le datazioni indicano che i principali geoglifi associati agli Aquiry furono costruiti tra il 600 a.C. e l’850 d.C.. In seguito questi centri sembrano essere stati abbandonati rapidamente, ma la ragione non è stata ancora identificata. Non si conoscono con certezza le lingue parlate dalle diverse comunità, il nome con cui definivano sé stesse o gli eventi che portarono alla fine della loro organizzazione culturale.
Ciò che emerge con maggiore chiarezza è il superamento dell’idea di un’Amazzonia completamente incontaminata prima dell’arrivo degli europei. La foresta era anche un paesaggio abitato, coltivato e modificato da popolazioni capaci di realizzare opere monumentali e reti territoriali estese. Questo non significa che tutta l’Amazzonia avesse la medesima densità abitativa, perché lo studio ha analizzato meno del 3% della sua superficie complessiva.
Proprio per questo la scoperta apre più domande di quante ne chiuda. Nuove scansioni potrebbero individuare migliaia di strutture ancora sconosciute e cambiare nuovamente le stime demografiche. Gli effetti lasciati dalle popolazioni precolombiane sulla vegetazione, sul suolo e sul ciclo del carbonio potrebbero inoltre influenzare il modo in cui gli scienziati ricostruiscono la storia ambientale della regione. Sotto gli alberi, la storia della civiltà Aquiry è appena tornata visibile.
FONTI
Nature — Over 20,000 precolonial earthworks in the Southwest Amazonia, 29 luglio 2026
Università di Helsinki — Un’antica civiltà di milioni di persone prosperò in Amazzonia, 29 luglio 2026
UNESCO World Heritage Centre — Geoglifi dell’Acre, lista indicativa del Brasile, 2015
ANSA — Trovate in Amazzonia oltre 400 antiche strutture precolombiane, 5 agosto 2026






