GLI INCENDI IN EUROPA SI SPOSTANO VERSO EST E L’ITALIA ENTRA NELLA ZONA PIÙ CRITICA

Gli incendi in Europa hanno già bruciato 434.976 ettari nel 2026: dopo Francia, Spagna e Grecia, EFFIS segnala condizioni molto estreme anche sull’arco alpino e nel Nord Italia.

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7/30/20268 min read

Il 30 luglio 2026 l’emergenza non riguardava più un singolo incendio o una sola regione del continente. Dalla costa atlantica francese fino all’isola greca di Creta, squadre di soccorso, mezzi aerei e autorità locali stavano affrontando roghi alimentati da temperature elevate, vegetazione secca e condizioni meteorologiche favorevoli a una propagazione rapida.

I dati aggiornati del sistema europeo EFFIS mostrano la reale dimensione degli incendi in Europa: dall’inizio dell’anno erano già bruciati 434.976 ettari, una superficie superiore ai 346.836 ettari registrati nello stesso periodo del 2025, indicato come l’anno peggiore della serie europea. Il numero degli incendi rilevati, 1.407, era leggermente inferiore a quello dell’anno precedente, ma più che doppio rispetto alla media di lungo periodo. Questo significa che nel 2026 non sono stati necessariamente registrati più episodi rispetto al record precedente, ma che l’area complessivamente distrutta è risultata maggiore.

Mentre Francia e Spagna iniziavano a osservare un primo miglioramento in alcuni dei fronti più gravi, nuovi incendi colpivano la Grecia. Contemporaneamente, le previsioni europee indicavano uno spostamento delle condizioni più pericolose verso est, coinvolgendo l’arco alpino e il Nord Italia tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.

A firefighting air tanker drops red fire retardant over a burning pine forest during a wildfire.
A firefighting air tanker drops red fire retardant over a burning pine forest during a wildfire.
French firefighters in Gironde using water hoses to extinguish a forest fire in a pine grove.
French firefighters in Gironde using water hoses to extinguish a forest fire in a pine grove.

LA GIRONDA BRUCIA PER SETTIMANE E COSTRINGE 220.000 PERSONE A PARTIRE

La crisi più estesa si è sviluppata nel sud-ovest della Francia, nelle foreste della Gironda situate attorno a Bordeaux e lungo la costa atlantica. Al 30 luglio, il fuoco aveva interessato circa 42.000 ettari, un’area equivalente a quattro volte la superficie di Parigi. Le fiamme hanno attraversato pinete, zone turistiche e territori caratterizzati da una grave carenza d’acqua dopo le precedenti ondate di calore.

Nel momento più difficile, circa 220.000 residenti e turisti sono stati obbligati ad abbandonare abitazioni, strutture ricettive e campeggi. Le evacuazioni hanno coinvolto una delle aree turistiche più frequentate della Francia proprio nel pieno della stagione estiva, costringendo migliaia di attività a sospendere temporaneamente il lavoro e provocando chiusure lungo importanti collegamenti stradali.

Il 30 luglio le condizioni hanno finalmente mostrato un primo miglioramento. La superficie bruciata non era aumentata durante la notte, mentre l’umidità proveniente dall’Atlantico e il calo delle temperature hanno aiutato le operazioni di contenimento. Circa 2.200 vigili del fuoco e più di 20 mezzi aerei restavano comunque mobilitati per raffreddare i punti ancora attivi, difendere le linee di contenimento e impedire nuove ripartenze.

Gli aggiornamenti diffusi durante la giornata hanno riportato numeri diversi per i rientri autorizzati. Reuters indicava inizialmente circa 60.000 persone tornate nelle zone considerate sicure, mentre un successivo aggiornamento dell’Associated Press ha portato il totale a circa 84.000. La differenza riflette il progressivo allentamento delle misure, non una contraddizione sul numero complessivo degli evacuati.

Due persone sono state arrestate con l’ipotesi di aver provocato incendi, ma questo elemento non permette di attribuire automaticamente a un’unica causa l’intera emergenza della Gironda. Le indagini sui diversi punti di innesco proseguono, mentre temperature elevate, siccità e abbondante materiale vegetale secco hanno favorito la rapida espansione delle fiamme indipendentemente dall’origine iniziale.

Spanish UME firefighters using a high-pressure hose to extinguish a forest fire in a wooded area.
Spanish UME firefighters using a high-pressure hose to extinguish a forest fire in a wooded area.

IN SPAGNA L’EMERGENZA DIMINUISCE VICINO A MADRID MA RESTANO DIECI ROGHI

Anche la Spagna ha affrontato una successione di incendi gravi, con centinaia di migliaia di persone coinvolte nelle evacuazioni effettuate complessivamente tra il territorio spagnolo e quello francese. Uno dei fronti più preoccupanti si era sviluppato tra la Comunità di Madrid e la Castiglia e León, interessando l’area a ovest della capitale.

Il 30 luglio il primo ministro Pedro Sánchez ha annunciato la riduzione del livello operativo dell’emergenza, dopo che le condizioni notturne avevano permesso ai vigili del fuoco di consolidare il perimetro. Non risultavano nuovi avanzamenti significativi del fronte, ma circa 1.000 persone rimanevano lontane dalle proprie abitazioni nelle urbanizzazioni vicine al bacino di San Juan.

Il miglioramento di questo incendio non indicava la conclusione della crisi nazionale. Almeno altri dieci roghi continuavano a destare preoccupazione in diverse parti della Spagna. Nella provincia di Castellón, sulla costa mediterranea, l’incendio di Vall d’Uixó risultava ancora attivo, anche se le squadre erano riuscite a rinforzare le linee di controllo e alcuni residenti evacuati avevano ricevuto il permesso di tornare.

La portata dell’emergenza ha spinto Madrid a chiedere assistenza attraverso il Meccanismo unionale di protezione civile. L’Unione Europea ha mobilitato per la Spagna sei aerei provenienti da Grecia, Italia e Turchia, oltre a 134 operatori e 41 veicoli inviati dal Portogallo. Il servizio satellitare Copernicus ha inoltre fornito mappe rapide per aiutare i responsabili delle operazioni a seguire l’estensione dei fronti.

Il 25 luglio erano decollati da Ciampino due Canadair italiani destinati a operare nell’area di Cenicientos, facendo base a Madrid. La Protezione Civile italiana aveva precisato che l’invio era stato possibile grazie alle condizioni temporaneamente favorevoli nel nostro Paese e che i velivoli sarebbero stati prontamente rischierati in Italia qualora la situazione nazionale fosse peggiorata.

Evacuees boarding a ferry boat at night to escape a wildfire burning on a hillside in Greece.
Evacuees boarding a ferry boat at night to escape a wildfire burning on a hillside in Greece.

A CRETA IL FUOCO UCCIDE TRE VIGILI DEL FUOCO E SPINGE LE EVACUAZIONI VERSO IL MARE

Mentre alcuni fronti occidentali iniziavano a rallentare, il pericolo si è manifestato con estrema violenza in Grecia. Il 29 luglio un incendio scoppiato nella zona centrale di Creta è stato spinto fuori controllo da venti molto forti, raggiungendo colline e villaggi vicini a località frequentate dai turisti.

Due vigili del fuoco sono morti dopo essere rimasti intrappolati mentre si spostavano con un veicolo tra diversi fronti dell’incendio. Un terzo operatore ha perso la vita durante un altro rogo nel Peloponneso. La morte dei tre soccorritori ha trasformato l’emergenza greca in uno degli episodi più gravi dell’ondata europea di fine luglio.

Centinaia di residenti e turisti sono stati allontanati dalle aree attorno a Krya Vrysi e dai villaggi circostanti. Le evacuazioni sono avvenute sia via terra sia via mare, perché il fuoco e il fumo avevano reso troppo pericolosi alcuni percorsi stradali. Molte persone hanno trascorso la notte in una palestra trasformata in centro di accoglienza, mentre le squadre cercavano di proteggere le località vicine alla costa meridionale dell’isola.

L’episodio ha confermato il rapido spostamento della zona di rischio verso il Mediterraneo orientale. Il giorno precedente, la responsabile dell’Emergency Response Coordination Centre dell’Unione Europea, Maria Zuber, aveva avvertito che la Grecia, fino a quel momento relativamente risparmiata rispetto a Francia e Spagna, stava per entrare in una fase più critica.

La previsione non indicava la certezza che un incendio sarebbe scoppiato in uno specifico luogo. Descriveva però la presenza simultanea di temperature elevate, aria secca, vento e scarsità di precipitazioni: condizioni capaci di trasformare rapidamente un innesco limitato in un fronte difficile da controllare.

Satellite map of Europe showing high temperature heatwave intensity across the continent in red and orange.
Satellite map of Europe showing high temperature heatwave intensity across the continent in red and orange.

CALDO, SICCITÀ E VEGETAZIONE SECCA HANNO PREPARATO IL TERRENO

Gli incendi non hanno tutti la stessa origine. Possono essere provocati intenzionalmente, nascere da comportamenti imprudenti, incidenti, infrastrutture danneggiate o fenomeni naturali. Le condizioni climatiche non accendono automaticamente ogni rogo, ma possono determinare la velocità con cui le fiamme si propagano, la loro intensità e la difficoltà delle operazioni di spegnimento.

In diverse regioni dell’Europa occidentale, un inverno e una primavera relativamente umidi avevano favorito la crescita di erba, cespugli e vegetazione. Le successive ondate di calore hanno poi asciugato rapidamente questo materiale, trasformandolo in una grande quantità di combustibile disponibile. È il meccanismo definito informalmente “wet-then-dry”: prima cresce più vegetazione, poi il caldo intenso la rende altamente infiammabile.

Copernicus ha rilevato che giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. La temperatura media regionale ha raggiunto 20,74 °C, superando di 3,06 °C la media del periodo 1991-2020. Gran parte dell’Europa continentale occidentale, compresa l’Italia, ha inoltre registrato condizioni più secche del normale, associate alla persistenza dell’alta pressione e delle ondate di calore.

L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, a una velocità superiore al doppio della media globale. Questo non significa che ogni singolo incendio possa essere attribuito direttamente al cambiamento climatico, ma indica che le condizioni favorevoli a incendi più estesi, duraturi e intensi stanno diventando più frequenti.

I dati sulle emissioni mostrano un’altra conseguenza. Gli incendi registrati nell’Unione Europea dall’inizio del 2026 fino al 29 luglio hanno prodotto una stima di 17,98 milioni di tonnellate di anidride carbonica, più del doppio delle 8,48 milioni di tonnellate rilevate nello stesso periodo del 2025. Il fuoco distrugge quindi la vegetazione che assorbe carbonio e, nello stesso momento, libera nell’atmosfera quello accumulato nei tessuti e nel terreno.

LA MAPPA DEL RISCHIO SI ESTENDE FINO AL NORD ITALIA

La previsione EFFIS relativa al periodo tra il 29 luglio e il 5 agosto mostra condizioni definite “molto estreme” su una vasta parte dell’Europa occidentale e centrale. La concentrazione principale interessa la Francia e l’arco alpino, con un’estensione diretta verso il Nord Italia. Condizioni estreme sono indicate anche sulla penisola iberica, nei Balcani e in alcune aree del Nord Africa.

Per la settimana compresa tra il 3 e il 9 agosto, il sistema europeo prevede temperature nettamente superiori alla media nell’Europa centrale, con le anomalie più forti concentrate sui Balcani. È questo il quadro che ha portato Maria Zuber ad affermare che l’Italia avrebbe affrontato un aumento del rischio all’inizio di agosto.

Il messaggio deve essere interpretato correttamente. Una mappa del pericolo di incendio non prevede dove nasceranno le fiamme e non equivale a un ordine di evacuazione. Misura quanto le condizioni meteorologiche e ambientali possano facilitare l’innesco e la propagazione. In presenza di valori molto elevati, però, un piccolo focolaio può crescere più rapidamente e richiedere una quantità maggiore di uomini e mezzi.

L’Italia è contemporaneamente parte della zona che deve prepararsi e del sistema di soccorso che sta sostenendo gli altri Paesi. I due Canadair inviati in Spagna sono risorse rescEU-IT e possono essere richiamati se diventano necessari sul territorio nazionale. Complessivamente, l’Unione Europea aveva mobilitato sette aerei e quattro elicotteri per la Francia, oltre ai sei aerei e alle squadre terrestri destinati alla Spagna. La riserva strategica rescEU comprende 22 aerei e cinque elicotteri disponibili quando le offerte nazionali non sono sufficienti.

La stagione del 2026 mostra perché questa cooperazione è diventata indispensabile. In pochi giorni la pressione si è spostata dalla Francia alla Spagna, ha raggiunto la Grecia e ha iniziato a concentrarsi sull’arco alpino e sul Nord Italia. Se più Paesi affrontano contemporaneamente incendi gravi, aerei, elicotteri ed equipaggi possono diventare insufficienti proprio quando la rapidità dell’intervento è decisiva.

Gli incendi in Europa hanno già superato, per superficie bruciata alla stessa data, il livello dell’anno record precedente. Il dato più preoccupante non è soltanto ciò che è accaduto entro il 30 luglio, ma il fatto che agosto, uno dei periodi tradizionalmente più pericolosi della stagione, debba ancora iniziare. Per l’Italia, questo significa seguire gli aggiornamenti ufficiali, ridurre ogni comportamento capace di provocare un innesco e considerare il rischio come una minaccia concreta, senza trasformare una previsione meteorologica in un allarme ingiustificato.

FONTI

Commissione europea – Joint Research Centre — “Current Wildfire Situation in Europe”, aggiornato il 30 luglio 2026

Commissione europea – Direzione generale per la Protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario — “The EU Sends Planes and Firefighters as Wildfires Ravage France and Spain”, 27 luglio 2026

Reuters — “France and Spain Win Some Respite, as Wildfire Battles Rage Across Europe”, 30 luglio 2026

Reuters — “Wildfire Threat Moving East, Threatening Italy and Greece, EU Says”, 29 luglio 2026

Associated Press — “Cooler Weather and Potential Rain Move Into the French Region Torched by Wildfires”, 30 luglio 2026

Copernicus Climate Change Service — “Record Heatwave Brings Hottest June for Western Europe During Second-Warmest June Globally”, 14 luglio 2026

Dipartimento della Protezione Civile — “Incendi boschivi in Spagna: decollati due Canadair dall’Italia”, 25 luglio 2026

A researcher uses a soil moisture probe in a dry forest to monitor environmental data.
A researcher uses a soil moisture probe in a dry forest to monitor environmental data.