OMICIDIO DI GIOVANNI BRUNO: DUE ARRESTI DOPO TREDICI ANNI

L’omicidio di Giovanni Bruno sembrava destinato a restare irrisolto: una nuova testimonianza e le analisi sull’auto della fuga hanno portato a due arresti dopo tredici anni.

CRONACA NERA

8/8/20265 min read

Nella notte tra il 4 e il 5 giugno 2013, davanti al Bar del Corso di Pinerolo, una rapina si trasformò in un delitto destinato a segnare profondamente la comunità. Giovanni Bruno, 38 anni, titolare del locale di corso Torino 304, venne raggiunto da alcuni colpi di pistola dopo aver cercato di opporsi agli uomini arrivati per impossessarsi dell’incasso. Viveva a Osasco con la moglie Manuela Griglio e due figli ancora piccoli.

L’omicidio di Giovanni Bruno rimase senza una risposta giudiziaria per oltre tredici anni. Il fascicolo fu esaminato, alimentato da testimonianze, filmati e reperti, quindi archiviato nel 2016. Nel luglio 2026, però, una nuova dichiarazione e il riesame tecnico dell’automobile utilizzata per la fuga hanno condotto a due arresti. Una svolta importante, ma ancora inserita nella fase delle indagini preliminari.

A forensic investigator in a white hazmat suit uses a flashlight and swab to collect evidence from a silver car.
A forensic investigator in a white hazmat suit uses a flashlight and swab to collect evidence from a silver car.
A man in an apron confronts two hooded figures on a dark city street at night.
A man in an apron confronts two hooded figures on a dark city street at night.

LA NOTTE DELLA RAPINA AL BAR DEL CORSO

Le fonti non coincidono perfettamente sull’orario. Il comunicato diffuso dai Carabinieri colloca il delitto il 4 giugno 2013, mentre la prima cronaca pubblicata il giorno seguente parlò di un assalto avvenuto poco dopo mezzanotte. Il giornale locale L’Eco del Chisone lo situa invece pochi minuti prima. La ricostruzione più prudente indica quindi la notte tra il 4 e il 5 giugno.

I primi resoconti descrissero due uomini con il volto coperto avvicinarsi al locale. Secondo la ricostruzione investigativa presentata nel 2026, il gruppo coinvolto nell’azione sarebbe stato composto complessivamente da tre persone. Bruno uscì dal bar e affrontò i rapinatori senza armi, riuscendo a bloccarne uno. Un complice aprì allora il fuoco: furono esplosi più colpi con una pistola calibro 22 e tre raggiunsero il commerciante. L’arma non è mai stata ritrovata.

La rapina non venne completata. Nella cassa rimasero circa 4.000 euro, dettaglio che inizialmente alimentò interrogativi sul movente. Gli accertamenti successivi hanno però ricondotto l’accaduto a un tentativo di rapina degenerato in seguito alla reazione del titolare. Il Bar del Corso era già stato preso di mira nel marzo precedente, quando un’altra rapina aveva coinvolto la moglie di Bruno.

A forensic investigator in a white hazmat suit takes photos inside a grey car at a crime scene.
A forensic investigator in a white hazmat suit takes photos inside a grey car at a crime scene.

L’AUTO ABBANDONATA E LE PRIME TRACCE

Dopo gli spari, gli uomini si allontanarono a bordo di una Peugeot grigia rubata, diretta verso Torino. Le cronache dell’epoca indicarono modelli diversi dell’automobile, perciò non è possibile stabilirlo con certezza attraverso le fonti pubbliche. È invece confermato che la vettura venne ritrovata poco dopo lungo la strada per Carmagnola, a breve distanza dal locale.

All’interno dell’auto furono individuate tracce che apparvero subito potenzialmente rilevanti. Il veicolo diventò così uno degli elementi centrali dell’inchiesta: venne esaminato insieme ai filmati delle telecamere del bar, alle dichiarazioni dei testimoni e al materiale raccolto sulla scena. Le analisi furono affidate anche agli specialisti del Ris di Parma.

Nei giorni successivi Pinerolo e Osasco si strinsero attorno alla famiglia. I funerali si svolsero l’8 giugno nella chiesa della Natività della Vergine Maria di Osasco, alla presenza di numerosi cittadini. La sepoltura avvenne a Frossasco. Mentre la comunità salutava Giovanni, i Carabinieri cercavano collegamenti con la precedente rapina al bar e con altri assalti compiuti contro sale da gioco del Torinese.

Police investigators analyzing crime scene evidence and surveillance footage in a forensic office.
Police investigators analyzing crime scene evidence and surveillance footage in a forensic office.

DALLE INDAGINI ALL’ARCHIVIAZIONE DEL 2016

Il lavoro proseguì per circa tre anni. Gli investigatori raccolsero testimonianze, intercettazioni, filmati, risultati balistici, tracce biologiche e profili genetici. Furono eseguite perquisizioni nel Pinerolese, a Fornaci di Beinasco e nel Canavese. Secondo la ricostruzione pubblicata da L’Eco del Chisone, durante gli accertamenti furono trovati passamontagna e materiale collegato ad altre rapine.

Tre persone finirono nel registro degli indagati. Gli inquirenti ritenevano che alcuni elementi potessero collegarle non soltanto al Bar del Corso, ma anche a precedenti assalti contro sale da gioco e istituti di credito. Il quadro raccolto, tuttavia, non venne considerato sufficiente per sostenere l’accusa in giudizio.

Nell’estate del 2016 il pubblico ministero Francesco La Rosa chiese l’archiviazione. Il giudice per le indagini preliminari accolse la richiesta alla fine di settembre. Quella decisione chiuse la prima fase dell’inchiesta, senza trasformare i sospetti in responsabilità giudiziarie accertate. Per la famiglia Bruno iniziò così una lunga attesa, mentre il fascicolo entrava nell’elenco dei casi irrisolti del Pinerolese.

LA TESTIMONIANZA E LE NUOVE ANALISI SULL’AUTO

La svolta arrivò da un uomo detenuto che, secondo quanto riferito da Rai News e Repubblica, dichiarò di aver fornito nel 2013 l’automobile rubata utilizzata per la fuga. Quella testimonianza permise alla Procura di Torino e alla Sezione operativa dei Carabinieri di Pinerolo di tornare sul vecchio materiale investigativo con una prospettiva nuova.

La Peugeot venne sottoposta ad analisi eseguite con tecnologie più avanzate rispetto a quelle disponibili durante la prima inchiesta. Le fonti pubbliche non specificano la natura e il peso di ogni singolo reperto, ma riferiscono che il confronto delle tracce con la nuova testimonianza avrebbe condotto gli investigatori verso tre uomini già emersi negli accertamenti originari.

Per l’accusa, il complesso formato dalle dichiarazioni, dai reperti riesaminati e dal lavoro svolto negli anni ha fornito elementi sufficienti per chiedere due misure cautelari. Il terzo presunto componente del gruppo era morto nel 2018 e non potrà quindi essere sottoposto a processo. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino ha accolto la richiesta relativa agli altri due indagati.

DUE ARRESTI, MA LA VERITÀ GIUDIZIARIA È ANCORA APERTA

Il 27 luglio 2026 i Carabinieri hanno arrestato a Torino Pietro Zedde, 79 anni, originario della Sardegna. Il giorno successivo è stato arrestato Gabriele Riondino, torinese di 53 anni. Entrambi sono stati trasferiti nella casa circondariale Lorusso e Cutugno. I provvedimenti riguardano il loro presunto coinvolgimento nell’assalto costato la vita a Bruno.

Il 30 luglio si sono svolti gli interrogatori di garanzia. I due indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre i loro difensori hanno definito indiziario l’impianto accusatorio. Restano quindi da verificare nelle successive fasi del procedimento il ruolo attribuito a ciascun uomo, l’identità di chi avrebbe materialmente sparato e la tenuta complessiva degli elementi raccolti.

Manuela Griglio ha accolto gli arresti come la risposta attesa per tredici anni, ricordando il marito e il padre che i suoi figli persero quando avevano soltanto sette e otto anni. Per gli amici, Bruno era una presenza generosa e rassicurante, rimasta nella memoria della città ben oltre la chiusura del primo fascicolo.

Dal punto di vista investigativo, il cold case di Pinerolo ha finalmente una nuova ricostruzione e due persone in carcere. Sul piano giudiziario, però, non esiste ancora una sentenza: i due uomini devono essere considerati non colpevoli fino a un eventuale accertamento definitivo. La vicenda dimostra soprattutto il valore dei reperti conservati e delle indagini riesaminate nel tempo, capaci di riaprire una storia che sembrava ormai consegnata al silenzio.

FONTI

Arma dei Carabinieri — “COLD CASE: 14 anni dopo l’omicidio di Giovanni Bruno, tre arresti”, 29 luglio 2026

L’Eco del Chisone — “Pinerolo, dopo 13 anni, svolta nell’omicidio del barista Giovanni Bruno: due arresti”, 29 luglio 2026

La Stampa — “Reagisce a un tentativo di rapina”, 5 giugno 2013

Rai News TGR Piemonte — “La moglie di Giovanni Bruno: ‘Finalmente giustizia, voglio l’ergastolo’”, 30 luglio 2026

Two men in jackets escorting an elderly man toward a parked car on a quiet city street sidewalk.
Two men in jackets escorting an elderly man toward a parked car on a quiet city street sidewalk.
A man points to a photo of a silver car during an insurance claim meeting at a desk.
A man points to a photo of a silver car during an insurance claim meeting at a desk.