LA PALESTRA SOTTERRANEA DOVE LE PERSONE SI ALLENAVANO MENTRE SOPRA CADEVANO LE BOMBE
Mentre fuori esplodevano bombe e interi quartieri venivano distrutti, un gruppo di persone continuò incredibilmente ad allenarsi in una palestra sotterranea improvvisata sotto terra. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo diventando simbolo di resistenza mentale e sopravvivenza.
FITNESS E SALUTE
Mentre fuori suonavano le sirene antiaeree e intere città rimanevano senza corrente, alcuni ragazzi ucraini continuavano a cercare la presa successiva su una parete d’arrampicata.
Si allenavano con il freddo, utilizzando luci portatili durante i blackout e interrompendo le sessioni per raggiungere i rifugi. In alcuni casi trascorrevano parte delle giornate in bunker o locali sotterranei, ma tornavano appena possibile in palestra per recuperare una piccola parte della vita precedente alla guerra.
Questa realtà è raccontata in Climbing Never Die, documentario dedicato alla comunità ucraina dell’arrampicata sportiva durante l’invasione russa. Non è la storia di una sola palestra segreta nascosta sotto terra, ma il viaggio attraverso diversi luoghi, atleti e famiglie che cercarono di mantenere vivo il proprio sport.




IL VIAGGIO ATTRAVERSO UN PAESE IN GUERRA
Il progetto nacque dall’incontro tra Matt Groom, giornalista e commentatore internazionale di arrampicata, e Danyil Boldyrev, uno dei più importanti velocisti della disciplina.
Boldyrev invitò Groom in Ucraina per mostrargli ciò che le competizioni televisive non riuscivano a raccontare: palestre senza riscaldamento, giovani costretti a convivere con gli allarmi e allenatori divisi tra sport e fronte.
Le riprese principali avvennero nel dicembre 2022. La troupe percorse più di 3.500 chilometri, spostandosi spesso su treni notturni per utilizzare le ore di luce nelle riprese. Il viaggio raggiunse anche zone orientali situate a poche decine di chilometri dal confine russo.
Durante il percorso, momenti apparentemente normali venivano interrotti dal rumore delle esplosioni, dalle sirene o dalla mancanza improvvisa di energia elettrica.


NON UNA SOLA PALESTRA SOTTERRANEA
Il titolo “palestra sotterranea sotto le bombe” riassume efficacemente l’atmosfera, ma può creare un’immagine troppo semplice.
Climbing Never Die mostra diverse situazioni. Alcuni atleti si allenavano in normali centri sportivi rimasti aperti nonostante la guerra. Altri utilizzavano bunker, seminterrati e spazi relativamente protetti durante gli allarmi. Alcune pareti erano danneggiate, mentre altre funzionavano senza luce o riscaldamento.
I locali sotterranei non garantivano una sicurezza assoluta. Offrivano soltanto una protezione maggiore rispetto agli edifici più esposti.
La vera costante non era quindi una singola palestra nascosta, ma la volontà di continuare ad arrampicare in qualsiasi spazio ancora utilizzabile.


DANYIL BOLDYREV E LA SCELTA DI CONTINUARE
Boldyrev aveva già costruito una carriera internazionale straordinaria. Campione mondiale di velocità nel 2014 e nel 2021, vinse anche il titolo europeo a Monaco nell’agosto 2022, circa sei mesi dopo l’inizio dell’invasione su larga scala.
La sua vittoria ebbe un significato che andava oltre il risultato sportivo. Mentre molti amici e colleghi erano entrati nelle forze armate, Boldyrev continuava a gareggiare all’estero come rappresentante dell’Ucraina.
Raccontò di avere considerato personalmente l’arruolamento. Scelse però di proseguire l’attività agonistica, utilizzando la propria visibilità per parlare del Paese e della comunità sportiva rimasta sotto attacco.
Fu lui a guidare Groom attraverso le palestre, le città e le storie che compongono il documentario.


KSENIA, L’ADOLESCENTE AL CENTRO DEL RACCONTO
Il cuore emotivo del film è Ksenia Zakharova, che al momento delle riprese aveva 16 anni e faceva parte della squadra giovanile ucraina.
Groom la incontrò a Leopoli quasi casualmente. La sua storia e quella della famiglia finirono però per rappresentare l’esperienza di molti adolescenti ucraini: allenarsi, studiare e progettare il futuro mentre la guerra rendeva ogni programma incerto.
Per un giovane atleta, la palestra offriva qualcosa che andava oltre l’esercizio fisico. Su una parete bisognava concentrarsi sulla posizione dei piedi, sull’equilibrio, sulla respirazione e sulla presa successiva.
Per qualche minuto, l’attenzione poteva allontanarsi dai missili e tornare su un obiettivo concreto.
L’arrampicata non cancellava il trauma e non sostituiva l’assistenza psicologica, ma poteva offrire movimento, relazioni sociali e una routine in un periodo dominato dall’imprevedibilità.
IL CENTRO VERTICAL DI KHARKIV
Una delle strutture più importanti della vicenda è il centro Vertical di Kharkiv, dedicato all’arrampicata, all’alpinismo e alla preparazione sportiva di adulti e bambini.
Non era un bunker interamente scavato sotto terra. Era una vera palestra con grandi pareti, spazi interni e attività organizzate, costretta però a funzionare in una delle città maggiormente esposte agli attacchi.
La comunità cercò di mantenerla operativa nonostante danni, difficoltà economiche, carenza di materiali e continui rischi per la sicurezza.
Ksenia e Margarita Zakharova promossero successivamente una raccolta fondi per sostenere riparazioni, attrezzature e attività destinate ai bambini. La palestra era diventata non soltanto un luogo sportivo, ma anche un punto di riferimento per persone che avevano perso gran parte della propria normalità.


FONTI
Reel Rock
Reel Rock Unlimited
International Federation of Sport Climbing
Vertical Kharkiv
UKClimbing
Climbing
Bergundsteigen
Mountainfilm
Ukrainian Mountaineering and Climbing Federation
L’ALLENATORE CHE TORNAVA DAL FRONTE
Tra i protagonisti più importanti c’era Oleksandr Zakolodny, alpinista, allenatore e vicepresidente della federazione ucraina di alpinismo e arrampicata.
Dopo l’invasione si arruolò volontariamente. Quando riceveva una licenza, tornava al centro Vertical e riprendeva ad allenare i ragazzi.
L’immagine di un uomo che passava dal fronte alla parete d’arrampicata mostra la realtà più dura del documentario. Per i bambini rimaneva un istruttore capace di spiegare come muovere un piede o utilizzare una corda. Fuori dalla palestra era un soldato coinvolto direttamente nel conflitto.
Zakolodny venne filmato dalla troupe, ma non vide l’opera completata. Morì il 21 gennaio 2023, a 35 anni, nei combattimenti vicino a Soledar e Bakhmut.
Nello stesso attacco morì anche Hryhoriy Grigoriev, alpinista, collaboratore del centro e organizzatore di competizioni.
ARRAMPICARE COME FORMA DI RESISTENZA
Il titolo Climbing Never Die non sostiene che lo sport possa proteggere dalle bombe o risolvere le conseguenze psicologiche della guerra.
Racconta qualcosa di più semplice e concreto: continuare un’attività quotidiana può impedire alla violenza di occupare ogni parte dell’esistenza.
Per i bambini significava uscire per qualche ora dagli appartamenti e dai rifugi. Per gli allenatori significava conservare una comunità. Per gli atleti significava avere ancora una gara, una parete e un obiettivo futuro.
Il documentario, presentato nel 2024 all’interno di Reel Rock 18, conserva le immagini di persone che si allenavano al gelo e al buio, ma anche quelle di uomini che non sarebbero sopravvissuti abbastanza da vedere il film.
La loro storia non riguarda una palestra invulnerabile nascosta sotto terra. Riguarda persone che continuarono a salire mentre tutto intorno sembrava crollare.
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