PELÉ: IL TIRO DA 60 METRI CHE NON ENTRÒ MA DIVENTÒ LEGGENDA

Ai Mondiali del 1970 Pelé vide il portiere fuori dai pali e calciò da circa 60 metri: il pallone mancò la porta di pochi centimetri, creando un’azione rimasta immortale.

CALCIO

5/17/20264 min read

Il pallone non entrò, non colpì il palo e non venne toccato dal portiere. Eppure, più di mezzo secolo dopo, quel tiro continua a essere ricordato come una delle azioni più straordinarie nella storia dei Mondiali. Accadde il 3 giugno 1970, quando Pelé osservò per un istante la posizione di Ivo Viktor e tentò qualcosa che quasi nessuno nello stadio aveva ancora immaginato: segnare da circa 60 metri.

Brasile e Cecoslovacchia stavano disputando la prima partita del Gruppo 3 all’Estadio Jalisco di Guadalajara. Il punteggio era 1-1 e mancavano pochi minuti all’intervallo. Pelé ricevette il pallone nella propria metà campo, alzò lo sguardo e vide il portiere molto lontano dalla porta. Invece di avanzare o cercare un compagno, calciò immediatamente.

A soccer player in a Brazil jersey takes a penalty kick against a goalkeeper in a crowded stadium.
A soccer player in a Brazil jersey takes a penalty kick against a goalkeeper in a crowded stadium.
Pelé dribbling a soccer ball for Brazil against Italy in a crowded stadium match.
Pelé dribbling a soccer ball for Brazil against Italy in a crowded stadium match.

LA PARTITA CHE APRÌ IL MONDIALE DEL BRASILE

Il Brasile arrivò in Messico con una delle squadre più forti mai costruite. Pelé, Jairzinho, Rivellino, Gérson, Tostão e Carlos Alberto formavano un gruppo ricco di talento, ma la nazionale aveva attraversato mesi complicati, compreso il cambio di allenatore che aveva portato Mário Zagallo in panchina.

La Cecoslovacchia passò in vantaggio con Ladislav Petráš, sorprendendo il pubblico brasiliano. Rivellino pareggiò su calcio di punizione e la partita rimase equilibrata fino al gesto di Pelé. Il tentativo non modificò il risultato, ma cambiò immediatamente l’atmosfera: per alcuni secondi l’intero stadio seguì il pallone sospeso in aria, aspettando una conclusione che sembrava impossibile.

Nella ripresa Pelé segnò davvero, controllando il pallone con il petto e battendo Viktor. Jairzinho completò il 4-1 con una doppietta. Quella vittoria fu il primo passo di un percorso perfetto che avrebbe condotto il Brasile al terzo titolo mondiale.

Pelé takes a shot on goal against a goalkeeper during a soccer match in a packed stadium.
Pelé takes a shot on goal against a goalkeeper during a soccer match in a packed stadium.

IL MOMENTO IN CUI PELÉ VIDE PRIMA DEGLI ALTRI

L’aspetto più sorprendente del tiro non fu soltanto la distanza. Pelé si trovava circa cinque metri dietro la linea di metà campo e non aveva il tempo di preparare a lungo l’azione. La sua decisione nacque dall’osservazione del portiere.

Ivo Viktor era avanzato per seguire lo sviluppo della partita e si trovava molto distante dai pali. Pelé comprese immediatamente che la porta poteva essere attaccata senza attraversare il campo. Colpì la parte inferiore del pallone, imprimendogli una traiettoria alta e una rotazione all’indietro.

Viktor si accorse del pericolo quando il tiro era già partito. Si voltò e corse verso la porta, ma il pallone lo aveva completamente superato. Per qualche secondo non poté fare altro che seguirlo con lo sguardo, sperando che la precisione non fosse perfetta.

Pelé and Brazil national team players in yellow jerseys during a match in a crowded stadium.
Pelé and Brazil national team players in yellow jerseys during a match in a crowded stadium.

UN PALLONE IN VOLO PER CIRCA 60 METRI

Una ricostruzione tecnologica brasiliana realizzata molti anni dopo stimò che il pallone avesse percorso circa 60 metri, raggiungendo una velocità massima vicina ai 105 chilometri orari. Sarebbe rimasto in aria per circa 3,2 secondi, salendo fino a oltre sette metri dal terreno.

Questi numeri non furono registrati ufficialmente durante la partita e devono essere considerati stime basate sulle immagini disponibili. Nel 1970 non esistevano telecamere di tracciamento, sensori nel pallone o sistemi tridimensionali capaci di misurare ogni movimento.

La conclusione cadde vicino alla porta e uscì di pochissimo. Le analisi successive hanno parlato di una distanza compresa tra circa 20 e 50 centimetri dal palo. Non lo colpì, come talvolta viene raccontato: passò semplicemente all’esterno, mentre Viktor rallentava la propria corsa e lo stadio reagiva con un rumore di incredulità.

Brazilian soccer legend Pelé in a yellow Brazil national team jersey during a match.
Brazilian soccer legend Pelé in a yellow Brazil national team jersey during a match.

IL PRIMO MONDIALE DIVENTATO UNO SPETTACOLO GLOBALE

Messico 1970 fu il primo Mondiale trasmesso a colori su vasta scala internazionale. Milioni di spettatori poterono vedere Pelé e il Brasile attraverso immagini più vive rispetto alle precedenti edizioni. Anche il Telstar, il celebre pallone bianco con pannelli neri, era stato progettato per risultare chiaramente visibile sugli schermi televisivi.

Questa nuova dimensione mediatica contribuì a rendere immortale il tiro. Le immagini potevano essere riproposte, rallentate e commentate in Paesi lontanissimi. Un’azione senza gol acquisì così una forza narrativa normalmente riservata alle reti decisive.

Il pallone parte quasi da fermo, attraversa una porzione enorme di campo, supera il portiere e si avvicina progressivamente al palo. La durata del volo consente allo spettatore di immaginare il gol prima ancora che l’azione finisca. Quando la conclusione esce, rimane la sensazione di avere assistito a qualcosa di incompleto e, proprio per questo, indimenticabile.

FONTI

FIFA

FIFA+

Confederação Brasileira de Futebol

Federazione calcistica della Repubblica Ceca

Globo Esporte

BBC Sport

GLI ALTRI CAPOLAVORI SENZA RETE

Durante lo stesso torneo Pelé creò almeno altre due azioni entrate nella memoria senza trasformarsi in gol. Contro l’Inghilterra colpì di testa verso il terreno, ma Gordon Banks riuscì a deviare il pallone con una parata considerata tra le più belle di sempre.

Nella semifinale contro l’Uruguay, Pelé lasciò scorrere il pallone da un lato del portiere Ladislao Mazurkiewicz e corse dall’altro, superandolo senza effettuare il normale tocco di dribbling. Raggiunse la palla e calciò verso la porta vuota, ma anche quella conclusione terminò fuori.

Questi episodi vengono spesso confusi. Il tiro da 60 metri avvenne contro la Cecoslovacchia nella fase a gironi; il dribbling senza toccare il pallone fu realizzato contro l’Uruguay in semifinale.

IL GOL CHE NON SERVIVA ENTRASSE

Il Brasile vinse tutte le sei partite del torneo e superò l’Italia per 4-1 nella finale dell’Estadio Azteca. Pelé concluse il Mondiale con quattro reti e numerosi assist, diventando il primo calciatore della storia a vincere tre Coppe del Mondo.

Il tiro contro la Cecoslovacchia non può essere classificato come un gol e non è corretto sostenere che Pelé abbia inventato con certezza assoluta le conclusioni dalla propria metà campo. La sua azione divenne però il riferimento televisivo più famoso per quel tipo di tentativo.

Quando altri calciatori segnarono da distanze simili, le immagini del 1970 tornarono inevitabilmente. Quel pallone non entrò, ma mostrò una qualità ancora più rara della precisione: la capacità di vedere una possibilità prima che tutti gli altri comprendessero che esisteva.

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