LA QUERCIA DI ROBIN HOOD È RITENUTA MORTA DOPO OLTRE MILLE ANNI A SHERWOOD

La quercia di Robin Hood, la Major Oak di Sherwood, è ritenuta morta dopo 800-1.200 anni: niente foglie nel 2026, radici compromesse e un’eredità che resterà viva nella foresta.

CURIOSITÀ

7/30/20267 min read

Nella primavera del 2026, uno degli alberi più famosi del Regno Unito non ha prodotto neppure una foglia. Dopo settimane di osservazioni, controlli sui rami e analisi dei dati raccolti dagli strumenti installati sul tronco, gli esperti hanno concluso che la Major Oak, la gigantesca quercia della Foresta di Sherwood associata alla leggenda di Robin Hood, aveva raggiunto la fine del proprio ciclo vitale.

L’annuncio è stato diffuso il 18 giugno 2026 dalla Royal Society for the Protection of Birds, l’organizzazione che gestisce la riserva naturale insieme ai propri partner. La quercia di Robin Hood aveva un’età stimata fra 800 e 1.200 anni, una circonferenza del tronco di circa 11 metri e una chioma che, nei periodi di maggiore vitalità, si estendeva per circa 28 metri. L’età esatta non può essere stabilita con precisione, ma l’albero aveva certamente attraversato molti secoli di storia inglese.

La sua morte non viene attribuita a un’unica causa. L’età avanzata, il deterioramento delle radici, il terreno compattato da generazioni di visitatori, alcuni interventi strutturali realizzati nel passato e le condizioni climatiche più estreme degli ultimi anni avrebbero agito insieme. La fine biologica dell’albero, tuttavia, non comporterà la sua immediata rimozione: la Major Oak continuerà a rimanere al centro di Sherwood come monumento naturale e habitat per numerose forme di vita.

Majestic, ancient oak tree with a massive, gnarled trunk and bare branches, surrounded by a fence and green foliage under a
Majestic, ancient oak tree with a massive, gnarled trunk and bare branches, surrounded by a fence and green foliage under a
Artist in 18th-century attire sketching a massive ancient oak tree in a grassy field with deer.
Artist in 18th-century attire sketching a massive ancient oak tree in a grassy field with deer.

L’ALBERO CHE DIVENTÒ IL SIMBOLO DI SHERWOOD

La Major Oak cresce nella zona di Birklands, nei pressi del villaggio di Edwinstowe, nel Nottinghamshire. Il paesaggio in cui si sviluppò non era una foresta fitta come quelle moderne, ma un ambiente di pascolo alberato, caratterizzato da grandi querce distanziate tra loro. Cervi, cinghiali e animali domestici si nutrivano dei germogli più giovani, riducendo la concorrenza e lasciando agli alberi adulti lo spazio necessario per allargare enormemente i propri rami.

La tradizione racconta che Robin Hood e i suoi compagni utilizzassero il tronco cavo come rifugio e luogo d’incontro. Non esistono prove storiche capaci di dimostrare che il leggendario fuorilegge sia realmente entrato nella quercia, ma il collegamento è diventato parte integrante dell’identità di Sherwood. Il valore della Major Oak nasce proprio dall’incontro tra natura, storia locale e folklore, non dalla conferma di un singolo episodio medievale.

Alla fine del Settecento, l’archeologo e antiquario Major Hayman Rooke documentò gli antichi alberi di Sherwood e contribuì a rendere celebre quella particolare quercia. Il nome Major Oak deriva da lui, mentre in altre fasi l’albero era stato conosciuto anche come Cockpen Tree. Con l’aumento del turismo durante l’età vittoriana, la quercia divenne una delle principali attrazioni del Nottinghamshire e, nel 2014, vinse il titolo britannico Tree of the Year assegnato dal Woodland Trust.

Victorian era workers use ladders and chains to preserve a massive ancient oak tree in a park.
Victorian era workers use ladders and chains to preserve a massive ancient oak tree in a park.

DUE SECOLI DI VISITATORI E SOSTEGNI ARTIFICIALI

La popolarità della Major Oak ha contribuito a proteggerla dall’abbattimento, ma ha prodotto anche pressioni difficili da valutare nell’immediato. Per oltre duecento anni, un numero enorme di persone si è avvicinato al tronco, è entrato nelle cavità e ha camminato sul terreno sotto la chioma. Milioni di passi hanno progressivamente compresso il suolo sabbioso, riducendo gli spazi attraverso i quali acqua, ossigeno e sostanze nutritive potevano raggiungere le radici.

Anche gli interventi realizzati per salvaguardare la forma dell’albero hanno avuto conseguenze complesse. Fotografie storiche mostrano che aste di ferro e tiranti erano già presenti nella chioma almeno nel 1904. Vennero aggiunti sostegni in legno per sostenere i grandi rami ed evitare che il tronco si dividesse; nei primi anni Duemila, molti di questi supporti furono sostituiti da pali metallici. Rimuovere completamente le vecchie strutture sarebbe diventato impossibile senza provocare ulteriori danni.

Nel corso del tempo furono applicate anche lastre di piombo, successivamente sostituite dalla vetroresina, per impedire all’acqua di entrare nelle ferite. Alcune cavità alla base vennero riempite con cemento, mentre tagli e lesioni furono trattati con pitture e sigillanti che oggi non verrebbero più utilizzati. Erano tecniche considerate valide nelle rispettive epoche, applicate con l’intenzione di prolungare la vita della quercia, ma gli studi più recenti indicano che potrebbero aver limitato la sua capacità di adattarsi e invecchiare naturalmente.

Negli anni Settanta venne installata una recinzione per impedire ai visitatori di raggiungere direttamente il tronco. La barriera fermò una parte dei nuovi danni, ma non poteva eliminare la compattazione già avvenuta né riparare gli effetti di un secolo di interventi sulla struttura. Per questo non è corretto sostenere che la Major Oak sia morta esclusivamente a causa dei turisti: la pressione dei visitatori è stata un fattore importante all’interno di un processo molto più lungo e complesso.

Researchers in gloves examine soil samples near the base of an ancient oak tree.
Researchers in gloves examine soil samples near the base of an ancient oak tree.

IL DECLINO ERA NASCOSTO NEL TERRENO E NELLE RADICI

Prima che la RSPB assumesse la gestione della riserva nel 2018, un’indagine eseguita con un radar aveva suggerito che le radici della quercia potessero estendersi fino a circa 40 metri dal tronco. Quando dal 2021 iniziarono controlli più dettagliati, il quadro apparve molto più grave. Il sistema radicale effettivamente vitale era più piccolo e frammentato di quanto si fosse ipotizzato.

Nei punti in cui avrebbero dovuto trovarsi numerose radici sottili, fondamentali per l’assorbimento dell’acqua, gli specialisti ne individuarono pochissime. Il terreno presentava scarsa attività biologica e livelli ridotti di funghi e microrganismi utili. Le radici di un albero non lavorano isolate: dipendono dalle relazioni con la vita microscopica del suolo per ottenere acqua e nutrienti. Quando questa rete viene compromessa, anche un tronco apparentemente imponente può entrare in una fase di declino difficile da invertire.

Nel 2023 iniziò un programma di ripristino delle radici e del terreno. Gli operatori lavorarono su piccole sezioni, decompattando il suolo con estrema cautela, controllando continuamente le condizioni delle radici e analizzando la composizione chimica delle foglie. Nell’area sottostante la chioma venne inoltre lasciata crescere la vegetazione spontanea, in modo che le radici di erbe e fiori contribuissero a rendere il terreno più permeabile e biologicamente attivo.

Le condizioni del suolo iniziarono a mostrare alcuni miglioramenti, ma per la Major Oak l’intervento era arrivato troppo tardi. Ai problemi accumulati si aggiunsero periodi di siccità e temperature eccezionalmente elevate, alternati ad alcuni inverni particolarmente miti e piovosi. Gli esperti precisano che nessuno di questi elementi, considerato singolarmente, può spiegare la morte: è stata la loro combinazione ad aggravare le difficoltà naturali di un albero già estremamente antico.

Ancient Major Oak tree in Sherwood Forest supported by steel poles behind a protective fence.
Ancient Major Oak tree in Sherwood Forest supported by steel poles behind a protective fence.

PERCHÉ NEL 2026 GLI ESPERTI L’HANNO CONSIDERATA MORTA

La Major Oak era già in evidente declino da diversi anni. Nel 2025 la chioma aveva prodotto meno foglie rispetto alle stagioni precedenti, ma la presenza di vegetazione indicava che alcune parti dell’albero erano ancora vive. La situazione cambiò completamente nella primavera successiva, quando non vennero rilevati germogli vitali né segnali di un’imminente apertura delle foglie.

Normalmente la quercia entrava in vegetazione tra la fine di maggio e giugno. Gli specialisti non si limitarono però a osservare i rami. Sul tronco erano stati installati dendrometri, strumenti capaci di misurare variazioni inferiori al millimetro causate dall’assorbimento e dalla perdita di acqua nelle cellule viventi. L’ultima attività significativa era stata registrata durante la stagione vegetativa del 2024; nel 2025 erano rimasti soltanto segnali minimi.

Le analisi del terreno e delle radici confermavano nel frattempo la presenza di pochissimi tessuti vitali, quasi tutti in condizioni precarie. Secondo la valutazione pubblicata dalla gestione di Sherwood, l’apparato radicale era diventato troppo compromesso per alimentare la chioma, mentre le foglie rimaste negli anni precedenti non erano più sufficienti a produrre l’energia necessaria alla sopravvivenza.

In teoria, un ramo potrebbe ancora generare occasionalmente qualche foglia utilizzando l’energia conservata nei tessuti. Gli esperti avvertono però che un simile episodio non dimostrerebbe la ripresa dell’intero albero: potrebbe rappresentare soltanto l’ultimo consumo delle riserve accumulate. Per questo la formulazione più precisa è che la Major Oak è ritenuta morta sulla base dell’assenza di germogli, dei dati strumentali e del collasso funzionale delle radici.

LA MAJOR OAK RESTERÀ IN PIEDI E CONTINUERÀ A DARE VITA

La morte biologica non significa che la quercia verrà abbattuta. La RSPB ha dichiarato di non avere, al momento, alcun progetto per ridurne la struttura. Il tronco e i rami continueranno a essere controllati periodicamente per verificarne la stabilità, mentre la recinzione e i percorsi destinati ai visitatori rimarranno in posizione. Anche i sostegni metallici saranno conservati finché non diventeranno pericolosi o incompatibili con il naturale processo di decomposizione.

Un albero morto conserva un’enorme importanza ecologica. Cavità, corteccia, legno marcescente e terreno circostante possono ospitare funghi, insetti, microrganismi, uccelli e altri animali. La decomposizione restituisce lentamente nutrienti al suolo e crea habitat che non possono essere forniti dagli alberi giovani. Per questo la Major Oak continuerà a svolgere una funzione essenziale all’interno della Foresta di Sherwood anche senza foglie.

Il suo patrimonio genetico è stato inoltre conservato attraverso ghiande e talee. Giovani esemplari discendenti dalla Major Oak crescono già in diverse località, mentre RSPB, Woodland Trust e Sherwood Forest Trust stanno studiando nuovi progetti per collegare e proteggere le future generazioni di querce monumentali. Le conoscenze ottenute durante gli ultimi anni di monitoraggio saranno applicate agli altri alberi antichi della riserva, che ospita quasi 400 querce classificate come antiche.

La quercia di Robin Hood non scomparirà quindi dal paesaggio nel quale è diventata una leggenda. Rimarrà in piedi finché le condizioni di sicurezza lo consentiranno, continuerà a sostenere la biodiversità e mostrerà ai visitatori anche la fase finale del ciclo naturale di un albero. Dopo un’esistenza durata fra otto e dodici secoli, la Major Oak non è più soltanto il presunto rifugio di un eroe medievale: è diventata una testimonianza concreta di quanto possano essere preziosi, vulnerabili e difficili da sostituire gli alberi più antichi.

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FONTI

Royal Society for the Protection of Birds — “The Major Oak: A New Chapter for a Legend of Sherwood Forest” — 18 giugno 2026

Sherwood Forest e Royal Society for the Protection of Birds — “The Major Oak: Legends Never Die – Major Oak Information Document” — 17 giugno 2026

Nottinghamshire County Council — “History of Sherwood Forest, Robin Hood and Major Oak” — consultato il 30 luglio 2026

Associated Press — “An Ancient Oak Tree Said to Have Sheltered Legendary Robin Hood Has Died” — 18 giugno 2026

Woodland Trust — “The UK’s Oldest Tree: How Long Trees Live” — aggiornato il 18 giugno 2026

Fatos Desconhecidos — “Árvore apontada como esconderijo de Robin Hood morre após cerca de 1.200 anos” — 27 giugno 2026

Arborists using diagnostic tools to inspect and support an ancient oak tree with metal structural poles.
Arborists using diagnostic tools to inspect and support an ancient oak tree with metal structural poles.