SFERA D’ORO IN ALASKA: GLI SCIENZIATI HANNO FINALMENTE CAPITO COSA HANNO TROVATO NEGLI ABISSI
La misteriosa sfera d’oro Alaska trovata negli abissi aveva incuriosito milioni di persone. Ora gli scienziati hanno spiegato cosa potrebbe essere davvero questo strano oggetto scoperto sul fondo dell’oceano.
CURIOSITÀ
Nell’agosto del 2023, a circa 3.300 metri sotto la superficie del Golfo dell’Alaska, le telecamere di un robot sottomarino individuarono una piccola struttura dorata attaccata a una roccia.
Aveva una forma arrotondata, misurava poco più di dieci centimetri e presentava una piccola apertura vicino alla base. Nessuno degli scienziati collegati alla missione riuscì a riconoscerla immediatamente.
Per oltre due anni il reperto venne indicato semplicemente come “golden orb”, la sfera d’oro. Vennero ipotizzati un uovo, una spugna, un corallo o perfino una fase sconosciuta della vita di qualche animale abissale.
Nel 2026, dopo analisi microscopiche e genetiche, NOAA e Smithsonian hanno annunciato la soluzione: non era un uovo né un organismo completo, ma la base organica abbandonata da Relicanthus daphneae, una rara creatura degli abissi imparentata con gli anemoni di mare.




LA SCOPERTA A 3.300 METRI DI PROFONDITÀ
Il reperto venne osservato il 30 agosto 2023 durante la spedizione Seascape Alaska 5, condotta dalla nave scientifica NOAA Ship Okeanos Explorer.
Il veicolo telecomandato Deep Discoverer stava esplorando un rilievo sottomarino nel Golfo dell’Alaska. Le immagini mostravano rocce scure, sedimenti e numerose spugne bianche illuminate dai potenti fari del robot.
Su una delle rocce apparve una piccola cupola liscia e giallo-dorata. La struttura era saldamente fissata al fondale e possedeva un foro o una lacerazione vicino alla parte inferiore.
La scoperta avvenne durante una trasmissione in diretta. Ricercatori collegati da luoghi differenti poterono osservare il reperto e discutere immediatamente le possibili spiegazioni.
Nessuna delle ipotesi iniziali, però, poteva essere confermata attraverso le sole immagini.


NON ERA FATTA D’ORO
Il nome “sfera d’oro” descriveva soltanto l’aspetto dell’oggetto sotto le luci del robot sottomarino.
Il reperto non era metallico, non conteneva oro e non aveva una forma perfettamente sferica. Sul fondale appariva come una cupola organica aderente alla roccia.
La colorazione dorata dipendeva dal materiale biologico e dall’illuminazione artificiale utilizzata a migliaia di metri di profondità, dove non arriva la luce del Sole.
Il piccolo foro contribuì a rendere il caso ancora più misterioso. Alcuni ricercatori ipotizzarono che potesse trattarsi dell’involucro vuoto di un uovo dal quale era già uscito un animale.
Online comparvero rapidamente espressioni come “uovo alieno”. Si trattava però di battute e interpretazioni virali: la NOAA non suggerì mai seriamente un’origine extraterrestre.


IL RECUPERO CON IL ROBOT SUBACQUEO
Per capire che cosa fosse, gli scienziati decisero di raccogliere il campione.
Il reperto era troppo delicato per essere afferrato direttamente dalle pinze del robot. I piloti utilizzarono quindi un sistema di aspirazione progettato per prelevare organismi molli senza distruggerli completamente.
Una volta staccato dalla roccia, il materiale venne trasferito all’interno di un contenitore del Deep Discoverer e riportato sulla nave.
In superficie il suo aspetto cambiò sensibilmente. Senza il sostegno della roccia e dopo il recupero dalle enormi pressioni degli abissi, la presunta sfera sembrava una membrana morbida, marrone-dorata e ripiegata.
Le prime osservazioni permisero di stabilire che aveva origine biologica, ma non mostrarono organi, tentacoli o altre strutture sufficienti per riconoscere l’animale che l’aveva prodotta.


COS’È RELICANTHUS DAPHNEAE
Relicanthus daphneae è un animale marino di profondità dall’aspetto particolare, spesso descritto come simile a una grande anemone.
Vive in ambienti profondi e può essere difficile da osservare. Il suo corpo è adattato a condizioni molto diverse da quelle degli animali marini più familiari.
Le anemoni marine, in generale, appartengono al grande mondo degli cnidari, lo stesso gruppo che comprende anche coralli e meduse. Sono animali spesso fissati al substrato, dotati di tentacoli e capaci di catturare particelle o piccoli organismi nell’acqua.
Nel caso di Relicanthus daphneae, la struttura trovata dagli scienziati era collegata alla parte basale, cioè alla zona che permette all’animale di ancorarsi.
Questo dettaglio è fondamentale per capire perché la “sfera d’oro” sembrasse così strana.
Non si trattava dell’animale completo, con la sua forma più riconoscibile. Era una parte residua, una struttura separata, rimasta attaccata alla roccia. Vista da sola, sul fondale oscuro, poteva facilmente sembrare qualcosa di totalmente diverso.
È un po’ come trovare un pezzo isolato di un oggetto complesso senza vedere l’oggetto intero: l’interpretazione diventa molto più difficile.
La scoperta aiuta anche gli scienziati a riconoscere meglio eventuali tracce simili in futuro. Se altre “sfere dorate” dovessero essere osservate in zone diverse dell’oceano, potrebbero diventare indizi utili per capire dove vive o si sposta questa specie.


FONTI
NOAA
NOAA Ocean Exploration
NOAA Fisheries
Smithsonian Institution
Smithsonian Ocean
National Museum of Natural History
National Systematics Laboratory
BioRxiv
World Register of Marine Species
Marine Biology
PLOS ONE
Alaska Public Media
Wired
L’ANALISI ALLO SMITHSONIAN
Il campione venne inviato al National Systematics Laboratory della NOAA Fisheries, ospitato presso il National Museum of Natural History della Smithsonian Institution a Washington.
Qui un gruppo di specialisti iniziò a studiarlo attraverso microscopia, genetica, zoologia degli invertebrati e confronto con altri reperti conservati nelle collezioni scientifiche.
Al microscopio emerse il primo indizio decisivo. La struttura era composta da diversi strati fibrosi e conteneva particolari cellule chiamate spirocisti.
Queste strutture microscopiche sono associate agli cnidari, il grande gruppo zoologico che comprende coralli, meduse e anemoni di mare.
Il reperto non poteva quindi essere un minerale, una semplice massa batterica o un uovo appartenente a un pesce o a un mollusco. Era stato prodotto da un animale vicino agli anemoni.
IL DNA RIVELÒ L’ORIGINE
Il primo tentativo di identificazione genetica non fornì una risposta definitiva.
Il campione era insolito, parzialmente degradato e apparteneva a un gruppo di animali poco rappresentato nelle banche dati. Gli scienziati dovettero quindi utilizzare analisi genomiche più estese.
Ricostruirono il DNA mitocondriale e confrontarono le sequenze con campioni provenienti da altre regioni oceaniche e con esemplari conservati nei musei.
I risultati collegarono la struttura a Relicanthus daphneae, un raro organismo abissale dotato di numerosissimi tentacoli sottili che, negli individui più grandi, possono estendersi per oltre due metri.
La sfera non era però l’intero animale. Era una cuticola stratificata prodotta alla sua base.
UN MISTERO RISOLTO, MA CON UNA PRECISAZIONE
L’identificazione è stata descritta in uno studio scientifico diffuso nel 2026 come preprint.
Questo significa che il lavoro contiene dati, analisi genetiche e confronti dettagliati, ma al momento della sua diffusione non aveva ancora completato l’intero processo di revisione paritaria previsto dalle riviste scientifiche.
Non si tratta quindi di una semplice supposizione, perché l’identificazione è sostenuta da diversi tipi di prova. È però corretto precisare lo stato preliminare della pubblicazione accademica.
La vicenda dimostra soprattutto quanto poco conosciamo degli ambienti profondi. Una struttura di appena dieci centimetri ha richiesto anni di ricerca perché non assomigliava più all’animale che l’aveva prodotta.
Quello che sembrava un uovo sconosciuto era in realtà la traccia lasciata da una delle creature più rare e sorprendenti degli oceani.
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