L’UOMO CHE HA VISSUTO PER MESI DENTRO UN CENTRO COMMERCIALE SENZA FARSI SCOPRIRE
Per settimane migliaia di persone hanno camminato accanto a lui senza accorgersi di nulla. Dormiva nascosto dietro pareti tecniche, si lavava nei bagni del centro commerciale e usciva solo quando i negozi chiudevano. La storia reale dell’uomo soprannominato “Fantasma del Mall” sembra la trama di un film, ma è accaduta davvero.
CURIOSITÀ
Per quattro anni, dietro una porta anonima del Providence Place Mall, esistette un appartamento che clienti, negozianti e addetti alla sicurezza ignoravano completamente.
All’interno c’erano divani, lampade, tavoli, quadri, un televisore, una PlayStation 2 e perfino una macchina per preparare waffle. Mancavano acqua corrente, doccia e bagno, ma lo spazio era sufficientemente grande da ospitare riunioni e soggiorni di diversi giorni.
Il volto più conosciuto della storia è Michael Townsend, artista statunitense arrestato nel 2007 dopo essere stato scoperto dalla sicurezza. Il progetto, tuttavia, non fu realizzato da un uomo solo: coinvolse otto artisti, che dal 2003 utilizzarono clandestinamente una parte nascosta di un centro commerciale pienamente operativo.




IL MALL NON ERA ABBANDONATO
La storia viene spesso descritta come quella di un uomo vissuto in un centro commerciale fantasma. In realtà, Providence Place non era abbandonato.
Il grande complesso commerciale di Providence, nello Stato del Rhode Island, accoglieva ogni giorno migliaia di clienti. I negozi erano aperti, gli ascensori funzionavano e guardie, addetti alle pulizie e dipendenti percorrevano continuamente l’edificio.
L’appartamento si trovava però in una zona tecnica collegata alle strutture del parcheggio, lontana dagli spazi normalmente accessibili al pubblico. Per raggiungerlo bisognava attraversare corridoi di servizio, scale metalliche e passaggi nascosti dietro l’architettura visibile del mall.
La cosa più sorprendente non fu quindi vivere in un edificio vuoto, ma riuscire a creare uno spazio domestico a pochi metri da un centro commerciale attivo senza essere scoperti.
DALLA GENTRIFICAZIONE ALL’IDEA DI VIVERCI
Townsend apparteneva alla comunità artistica di Providence e aveva frequentato Fort Thunder, un ex complesso industriale trasformato in spazio creativo, sala per concerti e laboratorio collettivo.
L’edificio venne successivamente demolito durante la riqualificazione dell’area. La perdita di luoghi indipendenti e la trasformazione della città in favore di nuovi progetti commerciali influenzarono profondamente il gruppo.
Secondo i protagonisti, l’idea nacque anche da una pubblicità del Providence Place Mall. Il messaggio presentava il centro commerciale come un luogo talmente completo da far desiderare ai visitatori di viverci.
Townsend e Adriana Valdez-Young decisero di prendere quella promessa quasi alla lettera. Inizialmente pensavano di trascorrere nel mall soltanto pochi giorni, come esperimento artistico. Durante l’esplorazione delle aree tecniche scoprirono però un ambiente inutilizzato abbastanza grande da diventare un vero rifugio.


COME COSTRUIRONO L’APPARTAMENTO SEGRETO
Il gruppo individuò uno spazio di circa 750 piedi quadrati, equivalenti a quasi 70 metri quadrati. Non era una piccola nicchia o un semplice ripostiglio, ma un ambiente sufficientemente ampio per realizzare una zona giorno collettiva.
Gli artisti costruirono una parete utilizzando blocchi di cemento e installarono una porta dall’aspetto simile a quello degli altri ingressi tecnici. Dall’esterno non esistevano decorazioni, targhe o elementi capaci di attirare l’attenzione.
I materiali vennero trasportati clandestinamente attraverso le parti interne del centro commerciale. Blocchi, tavoli, divani e altri oggetti dovettero superare corridoi, scale e uscite di servizio senza essere notati.
La parete mimetizzata diventò la principale protezione dell’appartamento. Per anni dipendenti e guardie passarono vicino alla zona senza immaginare che dietro quella porta si trovasse una stanza completamente arredata.


DIVANO, TELEVISIONE E WAFFLE
L’ambiente comprendeva un divano componibile, sedie, tavolini, tappeti, lampade e opere d’arte. C’erano inoltre un televisore, una PlayStation 2, stoviglie e una macchina per preparare waffle.
Il gruppo riuscì a ottenere elettricità attraverso un collegamento improvvisato, ma non installò mai un normale impianto idraulico. Non esistevano lavandino, doccia o bagno.
Per utilizzare i servizi igienici gli artisti uscivano dal nascondiglio e raggiungevano i bagni pubblici del centro commerciale. Anche il cibo e gli altri prodotti necessari potevano essere acquistati direttamente nei negozi situati pochi minuti più lontano.
L’appartamento non era quindi un’abitazione autonoma o conforme alle norme edilizie. Era un ambiente clandestino, arredato per rendere possibili soggiorni temporanei e incontri tra i partecipanti.
FONTI
Associated Press
Secret Mall Apartment
Netflix
Netflix Tudum
Providence Journal
Brown Daily Herald
Boston Globe
Architectural Digest
Rhode Island Monthly
The Public’s Radio
Wired
Providence Police Department
Mondo Curioso


NON VISSERO LÌ ININTERROTTAMENTE
Townsend non abbandonò la propria vita esterna per trasferirsi stabilmente nel mall dal 2003 al 2007. Anche gli altri partecipanti continuarono ad avere case, lavori e attività fuori dal centro commerciale.
Il gruppo utilizzava lo spazio periodicamente. Alcuni soggiorni duravano una notte, altri diversi giorni e, secondo le testimonianze, potevano prolungarsi fino a circa tre settimane.
L’appartamento serviva come rifugio, luogo di incontro e base per discutere nuovi progetti artistici. Le attività venivano documentate con piccole videocamere digitali, fotografie e registrazioni che anni dopo sarebbero diventate fondamentali per raccontare l’intera vicenda.
Non si trattava quindi della storia di un senzatetto costretto a nascondersi, ma di un esperimento collettivo legato all’arte, alla trasformazione urbana e alla critica degli spazi commerciali.
L’ERRORE CHE PORTÒ ALLA SCOPERTA
Il gruppo aveva stabilito una regola fondamentale: nessuna persona esterna doveva conoscere l’esistenza dell’appartamento.
Nel 2007 Townsend accompagnò nel nascondiglio un’artista arrivata da Hong Kong. La presenza della visitatrice attirò l’attenzione degli addetti alla sicurezza.
Quando raggiunsero la zona, alcune guardie si trovavano già nelle vicinanze. Townsend avrebbe potuto tentare di allontanarsi, ma decise di fermarsi. La sicurezza scoprì così la porta mimetizzata, la parete di cemento e l’ambiente arredato.
Townsend venne arrestato e accusato di accesso non autorizzato a una proprietà privata. Il procedimento si concluse con una dichiarazione di “no contest”, sei mesi di libertà vigilata e il divieto di entrare nel Providence Place Mall.
Non fu condannato al carcere e gli altri sette artisti non vennero arrestati insieme a lui.
DAL SEGRETO AL DOCUMENTARIO
Per molti anni Townsend evitò di identificare pubblicamente gli altri partecipanti. Le immagini registrate durante il progetto rimasero in gran parte private.
Il regista Jeremy Workman ha successivamente utilizzato quel materiale per realizzare il documentario Secret Mall Apartment, presentato nel 2024. Il film ha permesso agli otto artisti di raccontare apertamente come costruirono, arredarono e utilizzarono lo spazio.
La vicenda è diventata così molto più di una curiosità su un uomo nascosto in un mall. È la storia di otto persone che trasportarono mobili e blocchi di cemento attraverso un edificio sorvegliato, crearono una casa dietro una porta tecnica e riuscirono a mantenerla segreta per quattro anni.
Se ti appassionano curiosità vere, notizie sorprendenti, tecnologia, storie incredibili e fatti reali fuori dal comune, continua a esplorare il nostro sito.


