WINSTON CHURCHILL: LA STRANA PASSIONE PER I MATTONI NELLA TENUTA DI CHARTWELL

Winston Churchill non era soltanto uno dei leader più importanti della storia britannica. Nella sua tenuta di Chartwell sviluppò anche una sorprendente passione per i mattoni e la costruzione di muri fatti a mano.

CURIOSITÀ

5/8/20265 min read

Winston Churchill è ricordato come primo ministro britannico, scrittore, oratore e protagonista della Seconda guerra mondiale. Molto meno conosciuta è la sua autentica passione per la muratura.

Negli anni Venti e Trenta trascorse parte del proprio tempo libero posando mattoni nella tenuta di Chartwell, nel Kent. Costruì pareti, collaborò alla realizzazione di una piccola casa per le figlie e arrivò perfino a ottenere una tessera del sindacato dei lavoratori edili.

Non costruì da solo l’intera residenza, come sostengono alcune versioni virali. La casa esisteva già da secoli. Churchill fu però realmente un muratore dilettante tenace, disposto a trascorrere ore tra malta, mattoni e attrezzi da cantiere.

A modern man and a vintage photo of Winston Churchill laying bricks together at Chartwell.
A modern man and a vintage photo of Winston Churchill laying bricks together at Chartwell.
A brick garden wall under construction with a wheelbarrow and bricks near a historic English estate.
A brick garden wall under construction with a wheelbarrow and bricks near a historic English estate.

CHARTWELL ESISTEVA GIÀ

Winston e Clementine Churchill acquistarono Chartwell nel 1922. La proprietà si trovava vicino a Westerham e comprendeva una grande casa di campagna, giardini e circa 82 acri di terreno.

L’edificio non venne costruito dal futuro primo ministro. Conteneva parti molto antiche e aveva già attraversato numerose trasformazioni.

Dopo l’acquisto, Churchill affidò all’architetto Philip Tilden un’importante ristrutturazione. Vennero modificate le facciate, aggiunti nuovi ambienti e adattata la casa alle esigenze della famiglia.

I Churchill vi si trasferirono nel 1924. Chartwell divenne il luogo nel quale il politico poteva scrivere, dipingere, allevare animali e allontanarsi temporaneamente dalla pressione della vita pubblica.

La muratura nacque all’interno di questo contesto, come attività manuale e forma di evasione.

A modern bricklayer recreates a vintage historical photo of a man building a brick wall.
A modern bricklayer recreates a vintage historical photo of a man building a brick wall.

I MURI DEL GIARDINO RECINTATO

L’opera più importante associata direttamente a Churchill è il grande muro di mattoni che circonda l’orto di Chartwell.

Una targa ancora presente nella proprietà afferma che la maggior parte della parete venne costruita da Winston Churchill con le proprie mani tra il 1925 e il 1932.

Il giardino recintato misurava circa 90 metri per 55 ed era utilizzato per coltivare frutta e verdura. Le alte pareti di mattoni proteggevano le piante dal vento e contribuivano a trattenere il calore.

Dire che Churchill partecipò in modo sostanziale alla costruzione è corretto. Non sappiamo però quanti mattoni posò personalmente né quale percentuale esatta del muro sia opera sua.

Muratori professionisti e lavoratori della tenuta lo aiutarono, completarono alcune sezioni e intervennero quando gli impegni politici gli impedivano di continuare.

A man reenacting Winston Churchill bricklaying with a cigar and hat at Chartwell.
A man reenacting Winston Churchill bricklaying with a cigar and hat at Chartwell.

NON ERA UN MURATORE PROFESSIONISTA

Churchill imparò le tecniche fondamentali osservando e lavorando accanto ad artigiani esperti.

Tra le persone che lo istruirono vengono ricordati alcuni dipendenti di Chartwell e il muratore Benny Barnes. Anche un rappresentante della fornace W.T. Lamb & Sons gli fornì indicazioni sulla corretta posa dei mattoni.

Churchill prendeva l’attività seriamente, ma non possedeva la precisione di un professionista con anni di esperienza.

Dopo la pubblicazione di una fotografia che lo mostrava al lavoro, un muratore gli scrisse per criticare un mattone visibilmente fuori allineamento. L’episodio dimostra che la sua tecnica non era considerata perfetta neppure all’epoca.

Era quindi un dilettante appassionato, non un artigiano qualificato capace di sostituire completamente i lavoratori specializzati.

Winston Churchill and a woman laying bricks for a wall in a colorized historical reenactment.
Winston Churchill and a woman laying bricks for a wall in a colorized historical reenactment.

LA MARYCOT COSTRUITA PER LE FIGLIE

Nel 1928 Churchill partecipò alla costruzione della Marycot, una piccola casa di una sola stanza incorporata nel muro del giardino.

La struttura era destinata alle figlie Sarah e Mary e diventò soprattutto il rifugio della più giovane. Mary Churchill ricordò che il padre aveva pensato di inserire la casetta direttamente nelle pareti rosse che stava costruendo.

La bambina partecipò simbolicamente alla posa della prima pietra e pronunciò un breve discorso durante una piccola cerimonia familiare. Sarah venne invece fotografata mentre aiutava il padre portandogli alcuni mattoni.

Anche in questo caso non è possibile sostenere che Churchill abbia eseguito completamente da solo ogni parte dell’edificio. Le fonti confermano però il suo coinvolgimento diretto e continuativo.

A golden sunset over a traditional English country estate garden with a brick wall and manicured hedges.
A golden sunset over a traditional English country estate garden with a brick wall and manicured hedges.

FONTI

National Trust

National Trust Heritage Records

Historic England

International Churchill Society

Churchill Archives Centre

UK Parliament

Christie’s

Associated Press

TIME

“200 MATTONI E 2.000 PAROLE AL GIORNO”

Una delle frasi più famose sulla sua attività risale al settembre 1928.

In una lettera indirizzata al primo ministro Stanley Baldwin, Churchill raccontò di avere trascorso un mese piacevole costruendo una casetta e lavorando a un libro. Riassunse il proprio ritmo con una formula memorabile: 200 mattoni e 2.000 parole al giorno.

In quel periodo stava completando The Aftermath, un volume della sua opera dedicata alla Prima guerra mondiale.

La frase è autentica, ma non deve essere interpretata come una registrazione precisa mantenuta per anni. Era un modo ironico per descrivere il contrasto tra lavoro intellettuale e attività manuale durante un periodo trascorso a Chartwell.

Non significa che Churchill abbia posato esattamente 200 mattoni ogni giorno della sua vita.

SCELSE PERSONALMENTE I MATTONI

Churchill prestava particolare attenzione all’aspetto dei materiali.

La fornace W.T. Lamb & Sons gli fornì migliaia di mattoni in periodi differenti. Sono documentati ordini di circa 4.000 pezzi, seguiti da altre forniture negli anni Trenta.

Desiderava che i nuovi mattoni avessero un colore compatibile con quelli più antichi già presenti nella proprietà. Per ottenere una corrispondenza accurata fece rimuovere alcuni esemplari da una vecchia parete e li inviò alla fornace come campioni.

Gli ordini dimostrano la serietà del progetto, ma non permettono di calcolare quanti mattoni furono posati direttamente da lui. Parte del materiale venne certamente utilizzata da professionisti e dipendenti.

LA TESSERA DEL SINDACATO DEI MURATORI

Le fotografie del ministro impegnato nella muratura attirarono l’attenzione di James Lane, sindaco di Battersea e dirigente dell’Amalgamated Union of Building Trade Workers.

Lane invitò Churchill a iscriversi al sindacato. Il politico accettò, compilò la domanda e pagò una quota di cinque scellini.

Il 10 ottobre 1928 ricevette una tessera autentica che indicava come occupazione “bricklayer”, cioè muratore.

L’iscrizione provocò però forti proteste. Churchill era un esponente conservatore e, durante lo sciopero generale del 1926, si era schierato apertamente con il governo contro i sindacati.

Poche settimane dopo, il consiglio esecutivo stabilì che non fosse idoneo. Non esercitava infatti la muratura come professione e non dipendeva da quel lavoro per mantenersi.

La tessera fu reale, ma la sua permanenza nel sindacato durò pochissimo.

UN HOBBY AUTENTICO, NON UN LAVORO OPERAIO

Churchill non lavorava nei cantieri per guadagnarsi da vivere. Era un proprietario benestante che poteva dedicarsi alla muratura quando gli impegni lo permettevano e lasciare il completamento delle opere ai professionisti.

Questa distinzione è fondamentale. Chiamarlo muratore operaio sarebbe scorretto.

È altrettanto sbagliato, però, ridurre tutto a una fotografia pubblicitaria. Le lettere, gli ordini di materiali, le testimonianze familiari e le strutture conservate a Chartwell dimostrano che la passione era autentica.

Anche negli anni successivi Churchill continuò a mostrare familiarità con cazzuola, malta e allineamento dei mattoni.

Dietro l’immagine dell’uomo di Stato esisteva quindi una persona che trovava sollievo nel costruire qualcosa di concreto, una fila alla volta.

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